Contro la logica della guerra, una cultura della cura
Di Rossana Becarelli, Pres. di Humana Medicina

R. Becarelli
Al termine di un anno segnato da conflitti, sofferenze diffuse e da un clima culturale sempre più permeato da logiche di contrapposizione e riarmo, la Rete Euromediterranea per l’Umanizzazione della Medicina rinnova, attraverso le parole della sua Presidente, il senso profondo del proprio impegno. In un tempo in cui la guerra tende a imporsi come paradigma economico, politico e simbolico, la Rete riafferma con decisione la propria visione alternativa: quella della cura come principio fondativo della vita, dalla salute dell’individuo a quella delle comunità, e come risorsa imprescindibile per un’inversione di rotta rispetto a scelte che mettono a rischio il futuro stesso della specie.
Con la lucidità che contraddistingue il suo pensiero, Rossana Becarelli sottolinea la necessità di superare una concezione della malattia fondata sull’idea del nemico da annientare, mostrando come le più recenti acquisizioni scientifiche abbiano smascherato l’insostenibilità di questo modello e le sue conseguenze devastanti sull’uomo e sull’ambiente. Al centro della sua riflessione emerge una consapevolezza netta: la Vita si regge su equilibri cooperativi, su interrelazioni silenziose e profonde che chiedono di essere riconosciute e rispettate. Solo la cura, intesa come pratica concreta, compassionevole e responsabile, può ancora orientare il nostro agire individuale e collettivo. La Rete Euromediterranea riconosce in questo messaggio una sintesi profonda del proprio impegno e del compito che oggi ci attende: custodire la vita attraverso la cura, contro ogni logica di distruzione.
Buona lettura!
Accompagnamento empatico ai morenti nella formazione e nella pratica clinica
Il convegno del 27 novembre 2025, svoltosi presso l’Aula Magna dell’Ospedale Molinette di Torino, ha rappresentato un momento di riflessione profonda e condivisa sull’umanizzazione della medicina nel passaggio più delicato dell’esperienza umana: la fine della vita. Dedicato alla memoria di Daniela Muggia, tanatologa di riferimento a livello nazionale e internazionale e socia fondatrice di Humana Medicina, l’incontro ha riunito professionisti sanitari, associazioni e cittadini attorno a un interrogativo essenziale: quale spazio di verità e di cura si apre quando la medicina incontra consapevolmente la morte?
Attraverso interventi, testimonianze ed esperienze, la giornata ha messo in luce quanto l’accompagnamento empatico non sia una pratica accessoria, ma una competenza centrale, troppo spesso assente nei percorsi formativi. Il metodo ECEL – Empathic Care of the End of Life – ideato da Daniela Muggia, è emerso come un sapere vivo e operante, capace di orientare pratiche di cura fondate sulla presenza, sull’ascolto e sulla dignità della persona. Un’eredità che continua a generare pensiero e responsabilità, ricordando che l’umanizzazione della medicina si gioca, prima di tutto, nella qualità delle relazioni.
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